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Don Arrigo

“Ho imparato dall’esperienza nel deserto l’autonomia, soprattutto dall’autorità, e la responsabilità, ma quello che mi ha segnato è stata la preghiera silenziosa, di abbandono, legata all’esperienza concreta della vita. Mi ero abituato al deserto, ma sentivo che era solo un passaggio, non il posto in cui abitare. Una volta tornato ho sempre cercato di costruire dei luoghi di deserto, di preghiera e silenzio, come poi è diventato Malfolle”.

“Successivamente il mio cammino si è rivolto all’India, che ha significato l’incontro con tutta la spiritualità del profondo e del silenzio. Il maestro del cammino è stato Henri Le Saux (Abishiktananda): mi ha dato la dimensione della ricerca interiore con la meditazione che è divenuta il modo privilegiato della mia preghiera. Poi P. Bede Griffiths mi ha condotto per mano ad una consacrazione a Dio nella dimensione universale e cosmica. La dimensione dell’apertura verso mondi sconosciuti e culture con l’orizzonte senza confini lo debbo ad un altro amico-maestro, Raimond Panikkar, che ha aperto l’esperienza del diverso tempo e del di- verso spazio. Ed è stato P. Bede, insieme ai monaci di Camaldoli, a maturare in me la necessità di una esperienza della ricerca del profondo qui in Europa e precisamente in Italia, a Malfolle, nell’Ashram. Questo luogo, a cui debbo la gioia di una esperienza piena di incanto e di meraviglia, è affidato alle mani e all’amore di Luigina, che è divenuta il custode e la concretizzazione della esperienza di vita spirituale piena di re- spiro e piena della terra che si calpesta. Da Malfolle sono sorti tutti i cammini verso l’Oriente che hanno potuto costruire un mondo senza confini e senza limiti. Gli altri maestri, gli altri compagni di viaggio, sono il grazie della vita che è stata così piena di doni e di gioiose sorprese”.( da “Cinquant’anni di strada”)